Il termine “ritratto” deriva dal latino RE-TRAHO che ,letteralmente, significa “portare fuori”.
Il ritratto, come genere artistico, appunto ha l’intento di far emergere l’immagine più intima della persona. Non limitarsi a rappresentare
il viso e cercare la somiglianza nei tratti fisici, ma cogliere l’anima della persona ritratta. Sicuramente in questa operazione l’artista
dà un’interpretazione personale. Questo è ciò che distingue un ritratto artistico da una semplice foto ricordo.
Il mio metodo nel realizzare un ritratto punta molto all’aspetto emotivo. Infatti i commenti più frequenti che ascolto dagli osservatori durante
l’attività di ritrattista , sono: “gli occhi sembrano che parlino”, “ il disegno è vivo sembra che parla”,
“impressionante, fa quasi paura” oppure “mi viene quasi da piangere”. A tale proposito voglio raccontarvi un episodio che
risale a molti anni fa, quando ricevetti la visita di un’amica che appena entrata, rimase ferma sulla soglia della porta osservando un mio
ritratto al muro e cominciò a piangere.
In un’altra occasione una signora di passaggio mi chiese se praticavo riti “vudu”.
Assolutamente niente del genere. La caratteristica di trasferire emozioni e sentimenti del modello/a nel disegno è dovuta principalmente al
metodo che utilizzo nel disegnare un ritratto. Mi spiego meglio, cercando di descrivervi tale metodo. Sin dalle prime esperienze di ritrattista a
Piazza di Spagna a Roma (circa 25 anni fa) quando nell’eseguire il ritratto dal vero, cominciavo a disegnare da un occhio, ne definivo tutti
i suoi dettagli, prima l’occhio sinistro poi il destro e via via particolare dopo particolare, senza avere la visione d’insieme, senza rendermi
conto se d’avanti a me avevo un tipo magro, grasso, triste o allegro, assolutamente mi immergevo nella più acuta osservazione dei movimenti minimi della linea dei tratti fisiognomici. Senza nemmeno pensare di stare
a disegnare un occhio, ma precisi lineamenti analizzati e trasferiti sul foglio in un continuo movimento di “registrazione”, (qualcuno
ha contato quante volte alzavo i miei occhi dal disegno per vedere il modello, erano centinaia).
Eppure, avevo da poco concluso gli studi artistici, dove avevo imparato il metodo classico, nell’eseguire una qualsiasi figura: prima abbozzare
l’insieme con tratti leggeri, costruire la struttura essenziale del soggetto da ritrarre. Fissare le proporzioni con dei punti su assi verticali
e orizzontali e poi successivamente passare a definire i particolari. Precisamente il contrario del mio procedimento. Certamente il metodo classico è
più razionale e affidabile, il “mio “ metodo è più rischioso, nel senso che non avendo linee guida d’insieme
non si sa dove conduca. In effetti la conclusione del ritratto per me ancora oggi risulta sempre una sorpresa. La maggior parte delle volte questa sorpresa
è piacevole. Quindi il mio metodo, si, è rischioso ma in cambio non essendo razionale, logicamente controllato, permette di trasferire meglio
le emozioni, l’interiorità perchè utilizza l’intuizione.
Grazie alla mia perseveranza, alla mia passione per il disegno e soprattutto grazie al fatto che i clienti restavano soddisfatti e compravano i miei
ritratti, ho proseguito per anni in questa direzione perfezionando tale metodo. Certo nei primi ritratti le proporzioni non dovevano essere giuste,
ritratti sproporzionati con occhi grandi naso storto ma avevano quel qualcosa… che catturava l’osservatore. Insistendo poi, negl’anni eseguendo
migliaia di ritratti, ho potuto perfezionare il metodo anche attraverso la scoperta che non era affatto un “mio” metodo, ma un metodo
che da millenni utilizza una intera civiltà. I pittori dell’estremo oriente. La pittura tradizionale cinese e giapponese utilizza lo stesso
metodo. L’inchiostro su carta di riso dei pittori orientali non permette l’abbozzo ne tantomeno correzioni, costruzioni o ripensamenti.
Dal 1991, studio la pratica della pittura e della calligrafia estremo-orientale.
Ciò mi ha permesso di coniugare le conoscenze occidentali e quelle orientali, in una continua ricerca che vedremo a cosa porterà.
A proposito dei commenti degli osservatori alle mie spalle di ritrattista, voglio raccontarvi l’ultima di questa estate. Una bimba dice: “sembra
che tira fuori il ritratto che è dietro il foglio”, allora la bimba attratta dalla curiosità va a guardare dietro il cavalletto,
convinta di trovare li il ritratto o qualcosa di simile che io con una matita magica tiravo fuori attraverso il foglio.
RE_TRAHO: tirare fuori
Franco Pagliarulo.anno 2008




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