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bottega d'arte di Franco Pagliarulo

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Il mito nel segno

“L’artista, dopo anni di ricerca, è arrivato ad una visione d’insieme personale: il mondo occidentale, la tradizione mitologica, la riflessione sul disegno e sulle possibilità creative del tratto, dialogano con le forme artistiche orientali, vissute non soltanto nella loro dimensione grafica e decorativa, ma soprattutto come espressione di una visione culturale che punta al significato e all’essenza delle cose.
Delineare un percorso nell’evoluzione artistica di Pagliarulo è fondamentale per comprendere lo spessore e la complessità di questo artista pugliese, che a soli 19 anni sceglie una vita da bohemien lasciando la terra d’origine alla volta di Roma. 
Il tratto distintivo che accomuna tutta la produzione di Pagliarulo è il disegno, o meglio la capacità di trovare nel segno e nella sintesi grafica una forma espressiva asciutta ed essenziale, che riesce a cogliere attraverso la gestualità del tratto l’essenza del soggetto, l’anima di colui che viene ritratto.
Nel corso degli anni l’artista, che si cimenta con successo anche nella grafica pubblicitaria e nel fumetto, si afferma nel ritratto dal vero; il volto e soprattutto lo sguardo, tracciato a matita su carta, diventa il punto di partenza per la successiva realizzazione di affreschi ed opere su tavola, dove l’elemento figurativo si carica di valori simbolici, spesso attingendo dal mondo del mito, senza perdere il realismo e la freschezza espressiva del ritratto. 
L’affresco, eseguito secondo la tecnica tradizionale, presuppone una lavorazione che non lascia spazio a ripensamenti o ritocchi e necessita di una mano salda e padrona del gesto creativo. Pagliarulo, con la consapevolezza di chi ha studiato i classici, si avvicina all’affresco e alla tecnica dello strappo, realizzando opere come “Il ratto d’Europa” e “Il vello d’oro”, le prime di un ciclo astrologico sviluppato attraverso il mito, dove antico e moderno, storia e fantasia, dialogano in perfetta armonia.
Nel percorso artistico di Pagliarulo, fra le tecniche tradizionali, si può collocare anche il graffito, costruito tramite il disegno inciso nella malta, che per la particolare tecnica di esecuzione, non permette correzioni. In questo genere pittorico Pagliarulo ha ottenuto i risultati più liberi ed eleganti nelle opere realizzate durante la manifestazione-performance intitolata “Un graffito per gli amici”, nata sulla scia dell’esperienza di Rosario Murabito a Casoli, di cui Pagliarulo è diventato direttore artistico. Nel graffito dedicato a Narciso, realizzato sulla parete del lavatoio, ad esempio, l’artista ha saputo cogliere attraverso un disegno dettagliato e articolato, vari momenti della narrazione mitologica, creando un gioco di specchi e rimandi allusivi tra la scena illustrata e la vasca colma d’acqua posta al centro del lavatoio.
Contemporaneamente alla pratica di questi generi tradizionali, legati alla cultura classica e rinascimentale, Pagliarulo, a partire dagli anni Novanta, spinto dalla volontà di indagare tutte le possibilità di sintesi del tratto, si avvicina all’arte della calligrafia giapponese e alla pittura a inchiostro, intraprendendo una serie di studi accurati, fondati su una disciplina severa e rigide regole tecniche, sotto la guida del maestro Norio Nagayama. L’arte della calligrafia (Shodo) e della pittura a inchiostro si basano sul controllo assoluto del tratto e sulla padronanza del pennello: ciò che viene immaginato nello spirito fluisce attraverso il braccio sulla carta, senza interruzione energetica. Pagliarulo si colloca tra i pochi artisti occidentali che, oltre ad un’applicazione formale e teorica dell’arte della calligrafia giapponese, ha indagato il significato insito di questa scrittura verbo-visiva, il cui risultato finale è un’approccio corporeo, fisico, dato da una gestualità spontanea, che nasce però dopo un lungo metodo di apprendimento.

Pagliarulo, memore della formazione classica, affronta soggetti mitologici, purificandoli dagli attributi iconografici, inserisce elementi tridimensionali nella tavola incidendola con pittogrammi giapponesi e graffiandola. Dalla pittura medievale riprende il formato del dittico, l’utilizzo della foglia d’oro e la simbologia del colore, mentre dal mondo orientale attinge l’arte della calligrafia, percepita come scrittura verbo-visiva. Il dialogo tra elementi diversi però è privo di dissonanze, l’armonia di fondo è come una musica, il risultato finale è un gioco di equilibri tra Oriente e Occidente, tra presente e passato, tra ciò che si vede e l’esperienza sensoriale dell’arte.
Ma cosa vogliono dirci quegli sguardi così intensi? A quale mondo, mitologico o terreno, appartengono le creature raffigurate? Quale significato si cela dietro al segno, il graffio, l’incisione sulla tavola?. La risposta è suggerita, ammiccata, sussurrata, si nasconde dentro quegli occhi, all’interno del tratto, nel gioco sapiente delle luci: ogni risposta è racchiusa dentro di noi, l’arte deve stimolare la curiosità di cercarla.”


Claudia Baldi